Prevenire l’infarto cardiaco con lo sport
Muoversi regolarmente è una delle strategie più efficaci per prevenire l’infarto. L’esercizio fisico aiuta infatti ad abbassare la pressione arteriosa, a regolare il peso corporeo e a ridurre il grasso addominale, stabilizzando la glicemia e migliorando i valori del colesterolo – e in più rafforza il benessere psichico.
«Le attuali raccomandazioni delle società cardiologiche consigliano almeno 30–60 minuti di attività fisica per cinque giorni alla settimana – e più se ne fa, meglio è», afferma il dottor Burger. «Non bisogna per forza correre o andare in bici. Anche camminare a ritmo sostenuto, nuotare, ballare o fare lavori di giardinaggio aiuta a stimolare la circolazione».
Se l’attività fisica è intensa, due o tre allenamenti a settimana sono spesso sufficienti. Gli sport estremi, invece, andrebbero valutati individualmente a seconda dello stato di salute. In questi casi è opportuna una valutazione medica, soprattutto in presenza di patologie pregresse o fattori di rischio.
Prevenire l’infarto con una corretta alimentazione
La salute del nostro cuore dipende direttamente dalla dieta che seguiamo ogni giorno. Un’alimentazione equilibrata e prevalentemente vegetariana può contribuire ad abbassare i valori di colesterolo e pressione arteriosa e a ridurre le infiammazioni, cosa che fa diminuire sensibilmente il rischio di infarto cardiaco. «Raccomandiamo una dieta mediterranea, ricca di verdura, frutta, prodotti integrali e oli vegetali di alta qualità. Bisognerebbe invece ridurre il più possibile i grassi di origine animale (soprattutto quelli presenti in insaccati, burro o latticini ad alto contenuto di grassi)», spiega il dottor Burger.
Cibi che fanno bene al cuore – sempre consigliati:
- Acidi grassi omega-3 insaturi provenienti da pesce di mare grasso (ad es. salmone, sgombro), semi di lino, noci o olio di colza
- Verdura e frutta fresche – possibilmente di stagione e locali
- Legumi, frutta secca e prodotti integrali
- Oli vegetali di alta qualità (ad es. olio d’oliva) anziché grassi animali
Cosa è meglio evitare:
- Troppo sale – fa salire la pressione
- Prodotti a base di carne lavorata, come gli insaccati
- Alimenti industriali ricchi di zuccheri e bevande zuccherate
- Grassi trans (ad es. nei cibi da fast food o nei prodotti da forno con grassi idrogenati)
Come incide lo stress sul rischio di infarto cardiaco?
Lo stress è un fattore di rischio spesso sottovalutato per le malattie cardiovascolari – e questo vale anche per le persone giovani. «Lo stress cronico favorisce processi infiammatori nel sistema vascolare, aumenta la pressione arteriosa e favorisce disturbi metabolici come il diabete. Tutti questi fattori mettono sotto pressione le arterie coronarie e aumentano il rischio di infarto», precisa il dottor Burger. Una ragione in più, insomma, per ridurre lo stress.
Lo stress acuto porta poi a un aumento della secrezione dei cosiddetti ormoni dello stress come adrenalina e cortisolo, che aumentano la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca. In presenza di depositi vascolari (placche) già danneggiati o instabili, questo può persino scatenare un infarto improvviso.
Check-up regolari
Anche chi si sente in forma può presentare fattori di rischio come ipertensione, colesterolo alto o metabolismo del glucosio alterato – pur senza accorgersene. «I check-up aiutano a individuare per tempo il rischio individuale di infarto cardiaco», spiega il dottor Burger. Gli esami preventivi includono:
- Misurazione della pressione sanguigna
- Esami di laboratorio (colesterolo o glicemia)
- Analisi della predisposizione familiare
- Raccolta di informazioni sullo stile di vita e sui disturbi riferiti
Questi esami sono raccomandati a partire dai 40 anni – oppure prima, se sono presenti fattori di rischio come fumo, diabete, sovrappeso o malattie cardiovascolari in famiglia.
All’occorrenza possono essere eseguiti ulteriori accertamenti, come un test da sforzo o una tomografia computerizzata delle coronarie (coronaro-TC). Questi esami permettono di individuare precocemente eventuali calcificazioni o restringimenti – spesso ancora prima che compaiano i primi sintomi.